Le perle de le Grotte

Intervista al celebre basso Andrea Concetti, tra aneddoti e curiosità

Il celebre basso Andrea Concetti, vincitore del premio "Grottammarese dell'anno" nel 2000 e nel 2007, ha alle spalle oltre 30 anni di carriera artistica. Sebbene abbia

calcato i più importanti palcoscenici della lirica mondiale, da Salisburgo a Parigi, da Berlino a Lisbona, da Helsinki a Chicago, da Hong Kong a Tokyo – solo per citarne alcuni – Concetti si definisce grottammarese non per nascita né per scelta, bensì per un bisogno dell'anima.

 

Come nasce la sua passione per la musica?

Credo che la mia passione per la musica sia in parte innata. Ricordo che da bambino mettevo il giradischi e cantavo. In particolare ricordo una canzone di Massimo Ranieri, "Erba di casa mia", che era la mia preferita e canticchiavo in continuazione. In parte invece, credo sia stato determinante l'incontro con il maestro Omero Antonini, il Maestro che fondò la banda di Grottammare. Il maestro aveva aperto una piccola e rudimentale scuola di musica nel garage di casa sua, io casualmente ci passai davanti, sentii la musica ed entrai. Da lì partì il mio viaggio nel mondo della musica. Il maestro fondò un gruppo per giovani musicisti grottammaresi di cui entrai a far parte anch'io: all'epoca cantavamo le canzoni degli anni 80. Successivamente, in un giorno qualunque, mentre camminavo lungo la via dove ora fanno il mercato, mi trovai a passare davanti alla casa della signora Sibilla e sentii delle voce cantare che provenivano dal piano superiore: era la Corale che stava facendo le prove. Decisi così di entrare a farne parte e lì ci fu la svolta. Il maestro della Corale, infatti, don Giorgio Vitali, mi consigliò di fare l'esame di ammissione al Conservatorio. Io andai con molta preoccupazione e grande timore di non essere all'altezza, perché quello per me era un mondo veramente nuovo; ma fui preso con il massimo dei voti e da lì iniziai a studiare canto lirico.

La sua formazione classica è quindi iniziata nella Corale Sisto V. Cosa ha voluto dire per lei?

Sono stato nella Corale per parecchi anni e per me è stato davvero un periodo bellissimo. Io non avevo una formazione musicale all'epoca e mi stupiva ascoltare la musica polifonica, che per certi versi mi sembrava strana, nuova. Mi divertivo molto anche a viaggiare ed ogni volta era una scoperta: andavamo spesso a Roma, Firenze, Vienna. Anche le esibizioni mi davano molto: cantavamo davanti ad un pubblico spesso numeroso e preparato, quindi ho imparato un po' alla volta a stare su un palco ed esibirmi. Posso dire che la Corale sia stata il primo impatto con la musica come una cosa seria.

Nel 1992 c'è stato il suo debutto ufficiale sul palco del concorso internazionale "A. Belli" di Spoleto. Come hai vissuto questi lunghi anni di carriera?

Si, dopo il Conservatorio ho frequentato l'Accademia di Osimo e poi ho partecipato al Concorso di Spoleto che ho vinto. Da lì è partita la mia carriera, che all'inizio è consistita in ruoli minori in piccoli teatri, ma poi, nell'arco di poco tempo, è decollata.

Nella sua lunga carriera ha girato il mondo. Quale è stato il momento più emozionante?

Non saprei sceglierne uno, perché ce ne sono stati tanti. La vittoria del primo concorso è senza dubbio emozionante. Ma anche l'incontro con Claudio Abbado lo è stato: mi ha cambiato letteralmente la vita. Poi come non ricordare con emozione l'esibizione alla Scala o l'inaugurazione del Teatro San Carlo con il presidente Ciampi che è venuto a salutarci?! Ciclicamente si sono ripetuti eventi importanti che custodisco nel mio cuore perché hanno rappresentato un momento prezioso per me:  anche un singolo spettacolo è stato reso speciale da una serie di fattori diversi.

Ci racconta anche un aneddoto divertente che le è capitato?

Più di uno. Partirei da quella volta in cui mi si è rotta la sedia durante uno spettacolo a Berlino, in un teatro tutto esaurito, e sono caduto a terra davanti al vasto pubblico! Poi mi viene in mente il momento in cui Fanny Ardant è venuta a congratularsi nel mio camerino dopo avermi ascoltato cantare Figaro. Ogni volta che la vedo in tv o al cinema mi dico: "Ma veramente quella è venuta a farmi i complimenti in camerino?!" Poi potrei ricordare l'amicizia con Franca Valeri o l'incontro con Vinicio Capossela, ma ce ne sono anche tanti altri. Devo dire che è stata una carriera piena e divertente!

Un legame con la sua città natale che non si è mai interrotto. Cosa vuol dire per lei Grottammare?

Ho una casa anche a Firenze, in cui mi piace trascorrere dei lunghi periodi. Sono stato benissimo anche a Milano, dove ritorno spesso. Ho viaggiato e vissuto temporaneamente anche in molte altre città e sono stato sempre bene: a Napoli, Roma, Berlino,  e persino, Chicago, Tokyo e Hong Kong. Quando sono fuori, non ho grande nostalgia, perché riesco ad apprezzare e godermi il luogo in cui sono. Ma amo tornare e stare qui. È un bisogno dell'anima. Vivo da sempre nella casa in cui sono nato, al centro della piazza e della vita comunitaria. Grottammare è il mio luogo. Io non mi vedo altrove che qui.